Terza epistola di Giovanni, versione Diodati del 1821.

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1:1 L'ANZIANO al diletto Gaio, il quale io amo in verità.

1:2 Diletto, io desidero che tu prosperi in ogni cosa e stii sano, siccome l'anima tua prospera.

1:3 Perciocchè io mi son grandemente rallegrato, quando son venuti i fratelli, ed hanno reso testimonianza della tua verità, secondo che tu cammini in verità.

1:4 Io non ho maggiore allegrezza di questa, d'intendere che i miei figliuoli camminano in verità.

1:5 Diletto, tu fai da [vero] fedele, in ciò che tu operi inverso i fratelli, e inverso i forestieri.

1:6 I quali hanno reso testimonianza della tua carità nel cospetto della chiesa; i quali farai bene d'accomiatar degnamente, secondo Iddio.

1:7 Poichè si sono dipartiti da' Gentili per lo suo nome, senza prender nulla;

1:8 noi adunque dobbiamo accoglier que' tali, acciocchè siamo aiutatori alla verità.

1:9 IO ho scritto alla chiesa; ma Diotrefe, il qual procaccia il primato fra loro, non ci riceve.

1:10 Perciò, se io vengo, ricorderò le opere ch'egli fa, cianciando di noi con malvage parole; e, non contento di questo, non solo egli non riceve i fratelli, ma ancora impedisce coloro che [li] vogliono [ricevere], e li caccia fuor della chiesa.

1:11 Diletto, non imitare il male, ma il bene; chi fa bene è da Dio; ma chi fa male non ha veduto Iddio.

1:12 A Demetrio è resa testimonianza da tutti, e dalla verità stessa; ed ancora noi ne testimoniamo, e voi sapete che la nostra testimonianza è vera.

1:13 Io avea molte cose da scrivere, ma non voglio scrivertele con inchiostro, e con penna.

1:14 Ma spero di vederti tosto, ed [allora] ci parleremo a bocca.

1:15 Pace [sia] teco. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.
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